La ricetta
1
Ognuno
dei baldi giovini che al sabato antecedente la giornata di San Bigoearo si trova
di fronte al tavolo per l’impasto viene munito di:
- 2 kg di semola di grano duro
-
un
vassoio di uova (n° 16)
-
due
o tre gocce d’acqua
la
farina viene disposta a cratere ed all’interno di questo vengono rotte le uova
(operazione di una difficoltà inaudita, non si contano le esondazioni di chiara
d’uovo!) e si inizia ad impastare.
L’uso
di attrezzi del mercato globale quali impastatrici automatiche è rigorosamente
vietato.
L’impasto
deve essere manipolato fino ad ottenere una mappazza omogenea, consistente ed
elastica allo stesso tempo (altra operazione difficilissima, responsabile
dell’insorgere di patologie quali; lussazione della spalla, gomito del
tennista, etc,,,).
In
questa fase della lavorazione è fondamentale l’apporto di alcuni ingredienti
quali acciughe, olive, birra, salatini (ingredienti che spesso entrano
nell’impasto al fine di portare il classico tocco d’artista).
2
Una volta realizzate le varie mappazze, ovvero circa dopo due ore almeno
dall’inizio dell’impresa, queste vengono portate al cospetto dei torchi
(ormai sono due data la quantità necessaria a sfamare i partecipanti alla sacra
giornata).
Anche
per produrre i bigoi l’unica energia impiegata è la forza umana (anche se in
questa fase un aiuto dal mercato globale non sarebbe proprio rifiutato, vero
Flavio?).
Dalla
titanica attività si ha la produzione dei bigoi che lo standard della
confraternita fissa nella lunghezza pari a circa 25/30 cm.
3
I
bigoi vengono posti ad asciugare, distesi su canovacci, per una notte e quindi
al mattino della domenica successiva sono pronti per essere cotti e consumati.
La
ricetta descritta, il processo produttivo, la misura dei bigoi sono di proprietà
della costituenda Sacra
Benemerita Confraternita di San Bigoearo. Si diffida chiunque non ne
faccia parte dal diffondere truffaldinamente queste informazioni.
(contributo di Pierantonio "Toni")